Benvenuti nel sito della Società Italiana di Psicologia e Psichiatria

Società Scientifica ed Ente Nazionale per la Formazione Continua in Medicina (ECM) presso il Ministero della Salute (Albo Nazionale Provider n. 1494 presso l'Age.Na.S.)

La Società Italiana di Psicologia e Psichiatria è la prima Società Scientifica Europea Interdisciplinare che, integrando le scienze psicologiche e psichiatriche, vuole segnare un profondo cambiamento nella sfera della prevenzione, diagnosi e cura delle problematiche psicologiche dell'individuo. Generalmente e storicamente separate e contrapposte, la psicologia e la psichiatria inseguono entrambe il benessere "mentale" dell'individuo, che rimane uno e non può essere scisso nelle sue componenti neurobiologiche e psicologiche. Anche la letteratura internazionale e le linee guida che propongono la "cura" dei disturbi "mentali" non distinguono tra cura famacologica e psicologica, ma parlano di APPROCCIO INTEGRATO. Gli studi dimostrano che è la cura che deve adattarsi all'individuo e non il contrario: non esiste la psicofarmacoterapia nè la psicoterapia per eccellenza. A seconda del tipo di problemi lo specialista valuterà se, per quel tipo di individuo, con le sue problematiche, sia più opportuno un trattamento psicoterapeutico o farmacologico o siano utili e necessari entrambi i trattamenti. I nostri obiettivi sono quelli di favorire un confronto e un aggiornamento costante e comune tra gli specialisti del settore, psicologi e/o psichiatri che siano, e di informare i non addetti ai lavori, utenti e familiari, insegnanti e allievi, sulle varie tipologie di "cura della psiche" e di prevenzione del disagio psicologico esistenti.

Il Presidente Nazionale
Prof. Michele Fonti

The Italian Society of Psychiatry and Psychology is the first Interdisciplinary European Association, by integrating psychological and psychiatric science, wants to mark a profound change in the sphere of prevention, diagnosis and treatment of psychological problems of the individual. Generally and historically separate and opposed, psychology and psychiatry are chasing both the mental healthof the individual, which remains one and can't be separated into its components (neurobiology and psychology). The international literature and guidelines suggest that the "care" the mental disorder don't distinguish between phamacological and psychological care, but talk of INTEGRATED APPROACH. Studies show that caremust adapt to oneself and not the other way: there is no psicofarmacotherapy or psychotherapy for excellence. Depending on the type of problems, the specialist will assess whether, for that type of individual, with its problems, it's more appropriate medication treatment oror psychotherapy or both useful and necessary treatments. Our goals are to encourage a confrontation and constant and joint updating between specialists, and psychologists or psychiatrists who are, and to inform non-experts, users and family members, teachers and students on various types of treatment and psychological instruments for prevention.

Prof. Michele Fonti, M.D.
National President

Honorary President
Prof. Lorna Smith Benjamin, Ph.D, FHDH
Professor of Psychology and Psychiatry
Neuropsychiatric Institute University of Utah, USA

 

 

“La relazione e le modificazioni neurologiche”.

Un connubio tra neuroscienze e psicoterapie per un approccio integrato in un’ottica Analitico Transazionale"

a cura del dott. Fabrizio Boscolo, Segretario Regionale Veneto

Vorrei qui affrontare teoricamente una questione di rilevante attualità riguardante il rapporto tra le neuroscienze (la neurobiologia in particolare) e la relazione terapeutica (attraverso la chiave di lettura del modello Analitico Transazionale ad approccio integrato) mettendo in evidenza il significato delle scoperte neuroscientifiche per il nostro lavoro terapeutico in riferimento anche alle recenti ricerche sul campo dell’epigenetica[1]Già Berne, in "Principi di terapia di gruppo" (1966), scriveva: "Di considerevole interesse per l'analisi strutturale è l'osservazione di Penfield e Jasper (1954) secondo cui la stimolazione elettrica di talune zone della corteccia temporale porta a ri-esperire gli avvenimenti passati in una totalità il cui senso corrisponde esattamente a ciò che qui chiamiamo uno Stato dell'Io". Gli organi psichici ipotizzati da Berne rappresentano correlazioni con strutture neuroanatomiche, tutte allora ancora da scoprire, ma della cui esistenza egli sembrava sicuro. Scilligo fa una descrizione “dei principali processi neurali implicati nelle tipiche attività processuali degli Stati dell’ Io del Bambino, del Genitore e dell’Adulto a sostegno dell’idea che i processi relazionali, in ultima analisi, possono essere visti anche come strategia di creazione di equilibri chimici nelle reti neurali del cervello” (Scilligo, 2005, pag. 119). Egli correla, infatti, le definizioni degli Stati dell’Io con i processi emozionali dell’amigdala (Bambino), con la memoria a breve termine dei lobi anteriori (Adulto) e con i processi della memoria a lungo termine dell’ippocampo e della neocorteccia sensoriale (Genitore). Secondo Allen, possiamo dire che gli Stati dell’Io si trovano in diverse zone integrate tra loro nel cervello e che  vi è disturbo quando c’è  disequilibrio in termini energetici riguardo la loro attivazione. Recentemente (Allen, 2003) è stato esaminato il transfert in ambito A.T. utilizzando il punto di vista delle neuroscienze, basandosi sull’assunto che le memorie implicite[2] gestite dall’amigdala siano dinamicamente correlate alle memorie inconsce. Qui stanno gli schemi relazionali primari, le rappresentazioni inconsapevoli che ci portiamo nelle relazioni. Qui sta la radice dell’operazione di transfert che altera i nostri incontri quotidiani, terapeutici e non.
 La recente scoperta dei neuroni specchio ci fornisce una spiegazione dei meccanismi neurobiologici implicati nell’empatia e nel riconoscimento e condivisione degli stati mentali degli altri e della loro risonanza emotiva. Un altro settore di assoluta avanguardia è quello che esplora le relazioni fra epigenetica, comportamento e salute mentale: particolari contesti emotivi, la mancanza di cure parentali, determinano nel neonato alterazioni nei processi di metilazione a livello dell’ippocampo e dell’asse ipotalamo-ipofisaria modificandone l’espressione genica e lo stile di attaccamento (studi su cavie). Secondo Siegel (1999), “per il cervello in via di sviluppo del bambino, l’ambiente fornisce le esperienze più significative influenzando l’espressione genica, che determina il modo in cui i neuroni si collegano tra loro nella costruzione delle reti neuronali che danno origine all’attività mentale”. A livello neurobiologico la centralità, ad esempio, dell’ansia di separazione, il meccanismo di difesa della scissione, i temi di abbandono riscontrabili in particolare nei pazienti con tratti borderline sono stati recentemente studiati anche usando tecniche di tomografia ad emissione di positroni rivelando significative relazioni tra le esperienze relazionali precoci e la  presenza di disfunzioni a livello della corteccia prefrontale mediale e laterale posteriore e le loro connessioni con l’amigdala (Gabbard, 2005, pag. 450). Il contributo delle neuroscienze arricchisce la prospettiva sul formarsi dell’esperienza umana, sulle basi neurobiologiche dello stile di attaccamento, sul formarsi degli schemi relazionali, sulle radici delle posizioni esistenziali, sul protocollo primario di copione. Queste conoscenze hanno un elevato potere esplicativo della dinamica psicoterapeutica e danno centralità all’esperienza relazionale. All’interno del setting, gli stati di coscienza che vi si possono generare vengono condivisi sia dal paziente che dal terapeuta (penso ad es. al maternage, allaholding terapeutica che agisce comunicando contenuti profondi ad un livello preverbale, alla sintonizzazione): oggi possiamo dire, ancor meglio di ieri, che è la relazione che cura. Infatti, “si può dire che i cambiamenti degli Stati dell’Io consistono nell’alterare i processi chimici delle sinapsi nel cervello e tale cambiamento dipende in modo importante dalla natura dell’affettività implicata nei processi relazionali (…)”(Scilligo, 2005, idem). In termini Analitico Transazionali, l’incontro terapeutico può rappresentare un’esperienza ripartiva a più livelli: in terapia  abbiamo, infatti, il coinvolgimento sia della memoria esplicita ad es. a livello di contratto di controllo sociale che, ad un livello più profondo di cambiamento, di quella implicita, come nel caso della deconfusione del Bambino. Nella relazione e nell’apprendimento, secondo l’assioma di Hebb, vale il principio della plasticità e cioè che “le cellule nervose che si attivano rafforzando il collegamento tra loro, in futuro si attiveranno assieme”. In A.T., in una prospettiva neurocostruttivistica, modificare uno Stato dell’Io, dare permessi, interrompere le ingiunzioni, ridecidere equivale a cambiare anche l’espressione di determinate reti neuronali. È fondamentale considerare tali concetti in una dimensione interpersonale in quanto è proprio l’interiorizzazione della relazione terapeutica e la co-costruzione di nuovi significati che conduce al cambiamento e alla cura.  Infatti, come afferma Liotti, “se il terapeuta  interagisce col paziente in modo tale che l’aspettativa inconscia di una ripetizione dell’esperienza negativa venga disconfermata, allora si verificano importanti progressi nella relazione terapeutica” (Liotti, G., 2005, pag. 272). Il premio Nobel Eric R. Kandel nella sua recente opera afferma: “Di fatto, se i cambiamenti indotti dalla psicoterapia si mantengono nel tempo, sarebbe ragionevole concludere che essa porti a differenti modificazioni strutturali nel cervello, così come avviene in altre forme di apprendimento” (Kandel, E.R., 2006, pag. 343) e, rispetto al connubio tra neuroscienza e psicoterapia conclude asserendo: “è questo dopotutto, l’obiettivo ultimo della scienza del cervello: connettere gli studi fisici e biologici del mondo naturale e dei suoi abitanti a una comprensione delle trame più profonde della mente e dell’esperienza umana” (idem, pag. 347).  Credo che questo filone di ricerca possa ulteriormente contribuire a confermare e arricchire, a livello scientifico, le evidenze esperienziali della pratica psicoterapeutica.  

Dott. Fabrizio Boscolo

Psicologo–Psicoterapeuta, Segretario regionale S.I.Psi. (Società Italiana di Psicologia e Psichiatria) regione Veneto, Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni del Veneto, Certificated Transactional Analyst (C.T.A.).

 

BIBLIOGRAFIA      

 

Allen, J.R., Concepts, competencies and interpretive communities. Transactional Analysis Journal, XXXIII, 2, 2003. 126-147.

Berne, E. (1966). Principi di terapia di gruppo. Roma, Astrolabio,1986.

Gabbard, G.O. (2002). Psichiatria psicodinamica. Milano: Cortina.

Kandel, E.R. (2006). Alla ricerca della memoria: la storia di una nuova scienza della mente. Torino: Codice.

Liotti, G. (2005). La dimensione interpersonale della coscienza. Roma: Carocci.

Scilligo, P. (2005). Stati dell’Io e correlati neuronali. In Scilligo, P. (2005). La nuova sinfonia dei molti sé. Roma: LAS.

Siegel, D.J. (1999). La mente relazionale. Milano: Cortina, 2001.

 


[1] L'epigenetica è una branca della biologia molecolare che studia come l'espressione dei geni può modificarsi (pur rimanendo stabile la loro sequenza) nel corso della vita e in base a influenze ambientali. Per segnali ambientali intendiamo le informazioni provenienti dall'ambiente, gli apprendimenti che, traducendosi in pensieri, credenze, emozioni interagiscono direttamente con la membrana della cellula  e con il suo complesso meccanismo recettore/effettore, che, come un interruttore, attiva il comportamento cellulare.

[2] La memoria implicita è una funzione della mente che contiene e rappresenta le tracce dei primi schemi di interazione con l’ambiente e ci accompagna tutta la vita.

in costruzione


La Società Italiana di Psicologia e Psichiatria patrocina la

L.I.D.A.P.

Lega Italiana contro i Disturbi d'ansia, da Agorafobia e da attacchi di Panico

Sito Web: www.lidap.org


Primo Piano

Dalla "Nazione": intervista a PETER FONAGY

"La psicoterapia funziona nel 75% dei casi anche in psichiatria infantile"

I dati di Peter Fonagy, direttore del dipartimento di Psicologia Clinica presso lo University College di Londra: "Necessario integrare le cure con un adeguato percorso di psicoterapia. Lo psicoterapeuta si muova in famiglia uno stile da detective, come il tenente Colombo"

Firenze, "La psicoterapia è efficace nel 75% dei pazienti, rispetto ai pazienti non trattati". Con queste parole Peter Fonagy, direttore del dipartimento di Psicologia Clinica presso lo University College di Londra, presidente del Centro Anna Freud della capitale inglese e coautore del volume «Psicoterapie e prove di efficacia. Quale terapia per quale paziente?», ha descritto, al XIII Congresso dell'Escap (a Firenze fino al 29 agosto), le prospettive e l'efficacia dell'intervento psicoterapico (basato, per definizione, sull' incontro non medicalizzato tra medico e paziente).

"L'integrazione delle cure con un adeguato percorso di psicoterapia - ha spiegato Fonagy - è necessaria anche nella psichiatria infantile. In particolare, a seconda del tipo di disturbo, l'impiego di una psicoterapia specifica per quel disagio presenta una efficacia non inferiore al 50% fino a portare ad un miglioramento clinico anche del 90% dei casi. A confronto con la terapia meramente farmacologia, l'intervento psicoterapico garantisce un'efficacia significativa senza indurre gli effetti collaterali, che, soprattutto per alcuni farmaci, possono avere conseguenze di rilievo".

Il professor Fonagy ha, inoltre, evidenziato l'importanza del «problem solving» (collaborazione terapeuta-famiglia nell'esercitarsi ad individuare strategie di soluzione dei problemi secondari al disagio mentale presente) e del «parent training» (sedute di psicoterapia coinvolgenti i genitori del piccolo paziente) nella cura dei disturbi d'ansia, disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (Adhd), sindrome depressiva e disturbi della condotta.

"L'ambiente familiare costituisce - ha sottolineato Fonagy - per i pazienti in età adolescenziale e infantile, il laboratorio nel quale si testano gli interventi psicoterapici formulati in ambito ambulatoriale; trattare il paziente senza occuparsi del contesto ambientale nel quale cresce e si sviluppa significa operare un cambiamento nell'individuo, senza però modificare efficacemente lo stile relazionale domiciliare patologico nel quale il disagio si è sviluppato. Lo psicoterapeuta per l'infanzia e l'adolescenza deve agire nel contesto familiare con uno stile "da detective, come il tenente Colombo", interessandosi a come i membri della famiglia si relazionano tra loro ed educano i figli, senza proporsi come un educatore alternativo".

"Tutti gli indirizzi psicoterapici presentano - ha concluso Fonagy - un denominatore comune ed una forza universale: nella stanza del terapeuta troviamo sempre due menti consapevoli della propria persona (terapeuta e paziente) che lavorano insieme ad un percorso comune».